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Anticlericalismo

Religioni
 

Dalla postfazione di " Storia criminale del cristianesimo" di K .Deschner. Edizioni Ariele.

Essere anticlericale, per una persona laica e morale, non solo è giusto, ma anche morale.
Che un vero laico sia anche anticlericale non è di per sé obbligatorio; lo diventa quando manca il presupposto indispensabile perché ciò non accada. Tale presupposto è che le religioni e le relative chiese, tutte quante, si mantengano nei limiti del loro ufficio, e non prevarichino intromettendosi con la forza - e ne conosciamo molti modi dai più velati ai più spregevoli - in ciò che non le riguarda e soprattutto non pretendano di imporre la loro fede, le loro leggi ,o la loro morale anche a chi non ne abbraccia il credo. Detto in modo più esplicito, chi non deve prevaricare sono i preti. Questo termine comprende un'ampia tipologia di individui: i preti cattolici - in Italia più diffusi e prepotenti - i pastori e i teologi por testanti, i monaci buddisti, i pope ortodossi, i bramini indù, i periti coranici mussulmani, i rabbini ebrei, e anche i fanatici di tristi ideologie che altro non sono che religioni mascherate. Pur molto diversi tra loro per costumi e cultura, queste persone hanno in comune la pretesa di possedere Dio o la verità, di esserne gli unici depositarie difensori, e dunque di avere il sacrosanto diritto di imporlo a tutti gli altri. Proprio questa iniqua comunanza, che li fa uguali nella differenza, è la spia che mostra ciò che sta loro veramente a cuore: il potere sopra coloro che, volenti o costretti, subiscono e si sottomettono a tale infondata autorità. Il tanto conclamato amore per Dio per alti ideali è solo il vergognoso mezzuccio di cui si servono per il loro vergognoso scopo.

Soltanto la scelta laica è in grado di garantire una vera tolleranza e la volontà di accettare con pari dignità chiunque pensi, creda o senta diversamente. Essa sta semopre prima e al di sopra di ogni scelta religiosao o ideologica; non nega, anzi sostiene e difende la libertà di credere come quella di non credere, ma non accetta mai che fede o ateismo la facciano da padroni. Questo vale sia per la vita di uno stato libero e sovrano sia per la vita di un singolo individuo.

Sarà bene chiarire l'espressione "Libera Chiesa in libero Stato". Esso significa che uno stato non deve e non può impedire il culto o la testimonianza di un credo religioso, poiché questo riguarda la sfera del privato e come tale va trattato. Per la stessa ragione non deve accordare favori particolari a nessun credo religioso, anche quando sia abbracciato dalla maggior parte dei suoi concittadini; non deve stipulare con nessuna chiesa accordi o concordati, che sono sempre un iniquo scambio di favori. Da parte sua la chiesa è libera di comportarsi come vuole - nel rispetto e nella non ingerenza nelle questioni interne dello stato - ma lo deve fare solo col sostegno dei suoi aderenti. I suoi ministri se li paghi da sola, le sue chiese se le costruisca con i suoi denari, le sue feste o cerimonia se le organizzi pagando di tasca propria senza chiedere soldi allo Stato, poiché questi sono soldi di tutti, anche di non credenti o di altra fede, che lo stato raccoglie per far funzionare meglio - così dovrebbe essere - le sue istituzioni civili al sevizio di tutti.
Perciò il vergognoso concordato esistente in Italia tra stato e chiesa cattolica va giustamente denunciato come illiberale e discriminatorio, e per giustizia andrebbe abolito.





 
 
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