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G.M.Volonté

Ricordi


Con Gian Maria ne "La bisbetica domata" di W.Shakespeare

per la regia di Franco Enriquez alla Stabile di Trieste.
Nei ruoli di Lucenzio e Tranio.

 
 
1955. Accademia nazionale d'arte drammatica. Pochi soldi ma ci arrangiavamo come si sa fare a 18 anni. Io fuggivo la notte dalle stanze prese in affitto a causa delle mensilità arretrate che non potevo pagare. Ci accomunava il fatto che anche lui ebbe a passare delle notti a dormire su una panchina. Eravamo tutti e due degli introversi, ma lui passava dalla timidezza all'aggressività mentre io rimanevo ancorato nella mia timidezza. Abbiamo diviso a volte le poche lire che avevamo. Ma io non mi diplomai all'Accademia. Dopo il secondo anno preferii accettare un contratto allo Stabile di Trieste ("vai, vai caro, il teatro lo si impara facendolo" mi disse con il suo tono da vecchia prim'attrice e voce profonda Wanda Capodaglio storica insegnante all'Accademia) E fu nella mia città che Gian Maria venne scritturato da Franco Enriquez allora direttore arstistico di quel Teatro per la stagione 1958-59. Ricordo di quel tempo alcuni episodi: Gian Maria che prende per il collo un critico locale che aveva osato fargli una brutta critica; Gian Maria che mi abbandona a metà di una scena ne "La bisbetica domata" parché un attore (Carlo Bagno) faceva delle controscene che secondo lui lo disturbavano; Gian Maria che si ubriaca e piange dicendo di aver sbagliato mestiere. E poi una notte tornando da Venezia (andavamo a giocare al Casinò ed erano tristi ritorni senza una lira in tasca) io e lui soli nello scompartimento vuoto, il suo viso quasi febbrile a pochi centimrtri dal mio, teso, infervorato a parlarmi della sua visione politica del mondo, della sua voglia di ribellione. Questo mi fece pensare in seguito come il mestiere dell'attore nasca spesso da un malcontento di sé a dalla volontà orgogliosa di affermare sé stessi.
 
 
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